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Renato Brunetta, il ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, ha lanciato la Posta elettronica certificata (Pec) per tutti. Da lunedì 26 aprile basterà collegarsi al sito www.postacertificata.gov.it, chiedere l’attivazione del servizio, seguire la procedura guidata, aspettare 24 ore dalla richiesta. Poi l’utente dovrà presentarsi presso un ufficio postale abilitato munito di un documento di riconoscimento e il proprio codisce fiscale in originale, meglio anche in fotocopia. Questa è la procedura per ricevere gratuitamente un account di posta elettronica certificata, che dà diritto di comunicare con la Pubblica Amministrazione.
La casella di posta elettronica che Brunetta ci vuole regalare non è però una vera è propria Pec, che i provider abilitati ci offrono per somme intorno ai € 5,00 euro annui, bensì la versione Cec-Pac che è tecnicamente l’acronimo di “Comunicazione Elettronica Certificata tra Pubblica Amministrazione e Cittadino”.

Tutti i maggiorenni potranno fare richiesta di una questa casella gratuita. La Posta Elettronica Certificata ha valore legale e sostituisce le raccomandate e su www.indicepa.gov.it già oggi è attivo un semplice motore di ricerca per verificare se la PA del proprio comune può ricevere Posta elettronica certificata

Qual è la differenza tra Pec e Cec-Pac?

Con Pec si indica la Posta Elettronica Certificata “commerciale”, quella che si acquista per uso personale o aziendale e che permette di comunicare con qualsiasi indirizzo Pec.
La Cec-Pac invece è una modalità di posta elettronica, gratuita per il cittadino, che però permette di comunicare esclusivamente con la pubblica amministrazione, e non può essere utilizzata per comunicazioni tra aziende o tra cittadini.

Il ministro Brunetta ha voluto esplicitamente separare le due cose, perché il mercato della Pec non fosse “disturbato” dall’arrivo della Pec ai cittadini.

Il Cec-Pac si compone infatti di servizi di base “gratuiti” e servizi accessori a pagamento. Fra i primi ritroviamo:

Un servizio di notifica tramite posta elettronica tradizionale dell’avvenuta ricezione di un messaggio sulla casella Cec‐Pac e il fascicolo elettronico personale del cittadino, uno spazio per la memorizzazione dei documenti scambiati con capacità minima di memorizzazione di 500 MB.

Questi due punti aprono la mente a due importanti riflessioni. La prima sulla validità stessa della Pec, su cui il Cec-Pac si basa. Ricevere notifica su posta elettronica tradizionale (ed anche via SMS, come previsto da un servizio aggiuntivo del Cec-Pac) non fa decadere i principi di ricevuta di ritorno e busta firmata su cui si basa la Pec? La seconda riflessione è sul fascicolo elettronico (che in finale non è altro che il contenuto della casella Pec Cec-Pac), con spazio fissato ad un minimo di 500 MB. Quanto si impiegherà a saturare questo spazio?

Unico problema: la contestazione di Lottomatica, Aruba e Fastweb presso il Tar del Lazio (contro la gara vinta da Poste, Postecom e Telecom Italia). Lottomatica e Aruba hanno impugnato  l’aggiudicazione al raggruppamento temporaneo di impresa composto da Poste Italiane, Postecom e Telecom Italia dell’appalto per il servizio di Posta elettronica certificata gratuita per i cittadini. La gara da 50 milioni di Euro è stata aggiudicata dal dipartimento per la digitalizzazione della PA. I ricorrenti chiedono l’annullamento dell’aggiudicazione.

In oltre finora solo il 34% delle PA locali ha o usa la Pec. Ma con la partenza dell’e-mail certificata, la PA dovrebbe avvicinarsi ai cittadini. “La Pec - secondo  Brunetta - dara’ diritto al cittadino di interloquire per via elettronica con la pubblica amministrazione, come se mandasse una raccomandata con ricevuta di ritorno, con lo stesso valore legale. Gli italiani avranno il diritto di ricevere dall’amministrazione pubblica una risposta alla stessa maniera”.

Ma come funziona la Pec?

La Pec è uno “standard” definito solamente in Italia e affinché la procedura prevista vada a buon fine, è necessario che da ambo i lati (mittente e destinatario) si abbia una casella di Posta elettronica certificata. Se così non fosse, inviando un’e-mail da un account di posta “non Pec” ad un account Pec il sistema che riceve la mail inviata potrebbe generare un messaggio di errore. Anche se per un account “non Pec” è comunque possibile leggere o rispondere alla mail, essa non avrà alcun valore giuridico, visto che manca il reciproco scambio fra sistemi Pec.
È importante a questo punto sottolineare che la posta elettronica certificata offre si la garanzia della consegna del messaggio, ma non della sua lettura da parte del destinatario. In altre parole, nulla assicura che il destinatario abbia letto o meno il messaggio Pec, ma si hanno comunque garanzie sull’avvenuto recapito (ricevuta).

E quale sarebbe una alternativa?

Restano anche i dubbi su un sistema che non ha uno standard riconosciuto alle spalle e che quindi costituisce una anomalia rispetto a quanto avviene in Europa e il mondo. Lo standard S/MIME. Rispetto alla Pec, l’impiego di un certificato S/MIME permette ad esempio di certificare l’intero contenuto del messaggio che si invia, consente di inviare comunicazioni a qualunque tipo di indirizzo e-mail, è interoperabile con qualunque sistema ed è valido in tutto il mondo. Inoltre, l’uso di un certificato S/MIME consente di fidare su di una soluzione che garantisce massima portabilità ed in più è in grado di permettere la protezione del contenuto del messaggio grazie alla crittografia.

Due esempi di società (“Certification Authority” o CA) che mettono a disposizione, gratuitamente se per uso personale, certificati digitali da utilizzare per la posta elettronica sono Globaltrust (italiano) e Ipsca.

 

FONTE:  UNONOTIZIE.it

 

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