E Democracy e E Government
La crescente diffusione di internet e delle nuove tecnologie nella Pubblica Amministrazione rende necessario instaurare un rapporto sempre più diretto e collaborativo con i cittadini. Tale obiettivo è perseguibile fornendo al cittadino l’opportunità di poter partecipare alle decisioni e scelte pubbliche. E’ in questo contesto che nasce l’e-democracy.
L’ e-democracy è un progetto che si rivolge agli amministratori che vogliono rispondere all’avviso nazionale promosso dal Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie.
Il livello locale è particolarmente promettente per il sostegno di questo processo di rinnovamento, data la caratteristica prossimità fra istituzioni locali e cittadini, e la possibilità di un controllo ravvicinato sui processi decisionali e sui loro effetti.
ICT e politiche per la partecipazione
L’uso dell’ICT, a sostegno della partecipazione dei cittadini alla vita delle istituzioni (e-democracy), è un campo di applicazione delle nuove tecnologie ancora poco sviluppato, ma sul quale negli ultimi anni è fortemente cresciuto l’interesse tanto dei governi nazionali e degli organismi internazionali, quanto delle comunità locali.
Oggi la promozione dell’e-democracy è un elemento qualificante delle politiche nazionali per l’e-government, in linea con gli sviluppi europei; costituisce un’occasione preziosa per accrescere la centralità del tema nell’agenda pubblica, focalizzare e dare slancio all’iniziativa locale.
Su questo terreno si possono incontrare due parallele spinte innovative:
- da un lato, la necessità di un adattamento del modo di operare delle istituzioni
democratiche nel nuovo contesto sociale, con un maggior coinvolgimento dei cittadini
nei processi decisionali; - dall’altro, le opportunità offerte dalle nuove tecnologie dell’informazione e della
comunicazione per mantenere aperto un dialogo costante con i cittadini.
A chi si rivolge
E’ rivolta a tutti gli amministratori interessati al rafforzamento e alla sperimentazione di innovative forme di partecipazione dei cittadini nei processi decisionali, anche avvalendosi delle nuove tecnologie della comunicazione. Questi obiettivi possono essere raggiunti solo con una stretta sinergia fra i diversi settori e le diverse competenze presenti nelle amministrazioni locali.
E-democracy ed e-government: due componenti chiave della cittadinanza nella società e dell’informazione
Essere cittadini nella società dell’informazione non significa solo poter accedere ai servizi di una PAL più efficiente, capace di disegnare i propri servizi sui bisogni degli utilizzatori (e-government), ma anche poter partecipare in modo nuovo alla vita delle istituzioni politiche (edemocracy), tenendo conto della trasformazione in atto nelle relazioni fra attori pubblici e privati (governance).
Le politiche per agevolare il processo di riorganizzazione e innovazione delle pubbliche amministrazioni, che va sotto il nome di e-government, si stanno sviluppando in tutti i paesi con l’obiettivo di promuovere una società dell’informazione inclusiva, i cui benefici sociali ed economici possano essere allargati a tutti.
In questa chiave si sta cercando di intervenire sul problema delle pre-condizioni della partecipazione dei cittadini alla società dell’informazione, contrastando il divario digitale (digital divide), ad esempio attraverso misure per favorire l’accesso telematico ai servizi e ad un informazione chiara, pertinente e tempestiva sull’attività delle istituzioni.
Il problema di rafforzare la partecipazione dei cittadini alla vita delle istituzioni, in un quadro sociale profondamente mutato dalla rivoluzione tecnologica, è una parte integrante di questo processo di innovazione, ancora da affrontare.
Ciò avviene in coincidenza con l’affermarsi di una nuova dimensione del governo democratico, la governance, che prevede l’intensificarsi delle relazioni, di confronto e cooperazione, fra attori pubblici e privati. Una partecipazione dei cittadini, in veste di attori individuali ed associativi, culturali, sociali e produttivi, più ampia (per bacino di soggetti coinvolti) ed estesa (per tematiche ed estensione temporale).
Per affrontare con maggior chiarezza il problema dello sviluppo della dimensione politica di questa importante trasformazione che interessa istituzioni e cittadini, in cui si collocano anche i processi di innovazione tecnologica, è utile tenere distinti due aspetti:
- l’applicazione dell’ICT ai processi produttivi della pubblica amministrazione (egovernment), anche quando prevedono il coinvolgimento dei cittadini nelle valutazioni sull’erogazione dei servizi (in questo caso si parlerà di e-government avanzato, o di processi di interactive e-government);
- l’applicazione dell’ICT a sostegno della partecipazione dei cittadini ai processi democratici piùpropriamente politici (e-democracy in senso lato, vedi oltre), quindi di partecipazione alla determinazione delle scelte pubbliche (dalla costituzione di associazioni e soggetti politici, alla scelta delle assemblee rappresentative, alla scelta degli esecutivi a livello locale, agli istituti di partecipazione diretta, quali i referenda, alle varie forme di consultazione e di iniziativa diretta).
Infine, bisogna essere consapevoli che, con la diffusione delle nuove tecnologie della comunicazione, emergono opportunità nuove, ma anche vincoli specifici. Nel contesto della società dell’informazione, sotto entrambi i profili evidenziati (l’e-government avanzato e l’e-democracy), le condizioni di esclusione dall’accesso all’ICT costituiscono per i cittadini, come utilizzatori di servizi della PA da un lato, e come depositari di diritti politici dall’altro, un grave ostacolo all esercizio della nuova cittadinanza.
E-democracy: un concetto a più dimensioni
E-democracy è un concetto a più dimensioni. L’ICT può essere utilizzata per agire in più direzioni per rimuovere o ridurre ostacoli e vincoli alla partecipazione dei cittadini alla vita politica. Così come il concetto di democrazia, anche il concetto di e-democracy, nella sua accezione più ampia, si articola in diverse dimensioni:
- la dimensione dell’inclusione sociale, pre-condizione essenziale, che nel caso specifico
dell’e-democracy si traduce in inclusione nella società dell’informazione (è
necessario contrastare il digital divide, con riferimento all’accesso alle infrastrutture,
ai servizi, agli strumenti culturali adeguati); - la dimensione dell’accesso all’informazione, con particolare riferimento a quella
prodotta dai soggetti pubblici (il richiamo è alla trasparenza dei processi decisionali
politici in democrazia e, quindi, alla possibilità di esprimere un consenso
informato e di esercitare un controllo democratico sull’operato delle istituzioni); - la dimensione dell’accesso alla sfera pubblica, quindi l’effettiva possibilità di produrre
informazione e partecipare alla formazione delle opinioni, di dialogare fra
cittadini e con le istituzioni, in un confronto aperto fra attori sociali, politici e
istituzionali; - la dimensione elettorale, quindi l’elettorato passivo ed attivo, i processi elettorali
di selezione della classe politica e di formazione dei governi e/o delle
assemblee rappresentative, con particolare attenzione al processo di voto, meccanismo
di scelta alla base del modello di democrazia rappresentativa; sono in
quest’ambito possibili innovazioni riguardanti le modalità di selezione delle
candidature e di formazione delle liste elettorali, le modalità tecniche della
votazione (voto a distanza, noto come e-vote o voto elettronico), le modalità
di voto (voto graduato/ordinato per liste e candidati, voto segmentato per
ambito di policy, ecc.); - la dimensione dell’iniziativa diretta da parte dei cittadini, laddove sono previsti
istituti giuridici specifici (ad esempio referendum, proposte di iniziativa popolare,
ecc.), e forme spontanee rappresentate da petizioni, appelli, costituzione di
gruppi informali e associazioni; - la dimensione del coinvolgimento dei cittadini e delle loro forme associative in
specifici processi decisionali (ad esempio tavoli locali di concertazione delle politiche
di sviluppo locale, Agenda 21, patti territoriali, urbanistica partecipata,
bilancio partecipativo, piano dei tempi, piano del traffico, piano dei rifiuti, piano
sanitario, ecc.). - La partecipazione dei cittadini alla vita delle istituzioni democratiche può
quindi essere favorita intervenendo su più versanti, a partire dalle pre-condizioni
della partecipazione (accesso all’informazione, inclusione sociale, elettorato passivo
ed attivo, iniziativa diretta), passando attraverso varie forme di consultazione dei cittadini
nel corso dei processi di decisione, fino al coinvolgimento nella fase finale dei
processi decisionali (voto).
E-democracy come partecipazione dei cittadini ai processi decisionali relativi alle politiche
La partecipazione dei cittadini nel corso del processo di definizione e di attuazione di una decisione pubblica costituisce un ambito innovativo privilegiato per l’applicazione dell’ICT.
In questa guida è adottata una definizione specifica di e-democracy, focalizzata sulle modalità di utilizzo delle nuove tecnologie della comunicazione per sostenere la partecipazione dei cittadini nel corso dei processi decisionali. Le nuove tecnologie possono contribuire in modo significativo a rafforzare ed ampliare la partecipazione dei cittadini lungo tutto l’arco temporale, entro il quale un processo decisionale si sviluppa.
L’analisi delle esperienze e delle ricerche internazionali sul tema dell’e-democracy fa ritenere che, proprio in quest’ambito, si aprano gli spazi più innovativi di adozione delle nuove tecnologie e di integrazione delle forme di partecipazione tradizionali, anche a partire dall’utilizzo di strumenti semplici e di uso consolidato, ma curando con attenzione gli aspetti organizzativi, le metodologie partecipative e le regole della partecipazione.
I processi decisionali possono essere descritti in termini di ciclo di vita delle politiche locali. Dal punto di vista della partecipazione dei cittadini, il ciclo di vita di una politica locale, inteso come processo di definizione e implementazione della politica, comprende varie fasi che schematicamente possono essere così distinte:
a) emersione e definizione dei problemi e dell’arena degli attori;
b) individuazione delle soluzioni alternative;
c) definizione delle soluzioni praticabili;
d) scelta della soluzione;
e) attuazione, implementazione, gestione, monitoraggio-valutazione.
In ciascuna di queste fasi del ciclo di vita decisionale, il dialogo, il confronto, la
cooperazione fra cittadini e amministratori possono essere promossi e arricchiti, anche
attraverso l’uso delle nuove tecnologie.
E’ importante chiarire che:
- Â l’ICT non pretende di sostituire, ma piuttosto serve a sostenere, rafforzare, estendere
ed innovare gli ambiti e le modalità della partecipazione attivata attraverso i
canali e le sedi tradizionali; l’ICT non è contro le forme e gli attori tradizionali della
partecipazione politica; - le politiche per la promozione della partecipazione dei cittadini attraverso l’ICT possono
diventare uno strumento molto rilevante per avvicinare alla vita delle istituzioni
i soggetti tendenzialmente più distanti, per cultura o perchè socialmente
esclusi o a rischio di esclusione sociale; naturalmente, a condizione che si prevedano
misure adeguate a sostegno di questa nuova partecipazione (misure specifiche
verso gruppi target, adeguata promozione, ecc.); - anche nel caso dell’e-democracy, come in quello dell’e-government, la sfida dell’adozione
dell’ICT riguarda soprattutto le culture organizzative (amministrative e di governo);
su questo piano è necessario un grande sforzo degli attori locali, presso i quali
si registrano i primi segnali di una crescita di consapevolezza nel senso auspicato.
La partecipazione dei cittadini ai processi decisionali locali: un fenomeno già in crescita
In Italia, negli ultimi anni stanno crescendo le iniziative degli enti locali per promuovere la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali. La grande maggioranza di queste esperienze ha difficoltà a sfruttare i vantaggi dell’ICT nell’integrazione delle loro pratiche partecipative sul territorio.
Le politiche pubbliche, a tutti i livelli territoriali, hanno acquistato, negli ultimi quindici anni, una forte spinta verso la definizione di relazioni negoziali e cooperative, pressochè in tutti i campi e, in particolare, in numerose politiche locali di programmazione (politiche dello sviluppo, sociali, ambientali, urbanistiche e infrastrutturali, ecc.), o in situazioni critiche (prevalentemente di tipo ambientale e occupazionale), o in occasione di eventi ad elevato impatto socio-economico ed ambientale (grandi infrastrutture).
Molto spesso queste esperienze di partecipazione, attuate in prevalenza attraverso le associazioni di rappresentanza degli interessi (concertazione) e più raramente e recentemente coinvolgendo il terzo settore e i singoli cittadini, sono state realizzate in ambito locale. Il livello delle comunità locali e regionali assume un’importanza strategica in tema di partecipazione dei cittadini. Nel caso italiano, le recenti innovazioni istituzionali impongono un’attenzione particolare verso questo aspetto.
Un maggior coinvolgimento dei cittadini costituisce per le istituzioni una risorsa decisiva: aumenta la visibilità dell’operato pubblico; permette ai cittadini un confronto immediato fra le posizioni emergenti; diventa una condizione importante per l’efficienza stessa delle politiche locali, per la composizione dei conflitti e la responsabilizzazione reciproca. Questo tipo di esperienze di decision making collaborativo/partecipativo si sta diffondendo in molti paesi, assumendo forme anche molto differenziate, in base ai problemi in questione.
Tra le formule emergenti vanno segnalate: i giur di cittadini, costituiti da cittadini selezionati secondo criteri variabili (competenza, sorteggio, rappresentatività statistica, ecc.) che, per un periodo predeterminato, discutono un problema, producendo un rapporto finale, con valore consultivo; panel di cittadini, numericamente consistenti e rappresentativi, verso i quali sono diretti periodicamente sondaggi di opinione, per un periodo prolungato; e consultazioni scritte, attraverso le quali si sollecitano i cittadini a esprimere il loro punto di vista su progetti di iniziativa pubblica; forum cittadini/amministratori, per favorire il dialogo; focus group con i cittadini potenzialmente interessati o destinatari diretti di una determinata azione pubblica; sondaggi di opinione su iniziative pubbliche; sondaggi deliberativi, che prevedono, prima della scelta sulla base delle opzioni emerse, discussioni
all’interno del gruppo dei soggetti selezionati per rispondere al sondaggio, con vari criteri, e discussioni con esperti del settore; petizioni su iniziativa dei cittadini; segnalazione di interesse verso un determinato settore di intervento, da parte dei cittadini verso le istituzioni o viceversa (Hansard Society, 2001). A queste tipologie, si aggiungono varie metodologie miste, tra cui il metodo DELPHI in cui i diversi strumenti (metodologie qualitative e quantitative, on line e off line) sono combinati per coinvolgere cittadini ed esperti nella definizione di politiche pubbliche. Il tratto comune a questi metodi è il tentativo di far emergere proposte e decisioni attraverso un processo “deliberativo†di elaborazione comune dei problemi.
Tre livelli di coinvolgimento dei cittadini (OCSE 2001)
Informazione: una relazione ad una via/one-way, in cui il governo produce e rilascia informazione
perchè i cittadini la possano usare. Questo tipologia di attività comprende sia l’accesso
passivo dei cittadini all’informazione su loro richiesta, sia tutte le azioni del governo
per disseminare attivamente l’informazione.
Consultazione: una relazione a due vie/two-way, in cui i cittadini forniscono un feedback
al governo. Si basa sulla (pre-)definizione che i governi fanno delle tematiche su cui i cittadini
sono chiamati ad esprimere la propria opinione e richiede di rilasciare un’informazione
adeguata.
Partecipazione attiva: una relazione basata sulla collaborazione con il governo, in cui i cittadini
attivamente prendono parte al processo decisionale. Si basa sul riconoscimento del
ruolo dei cittadini nel proporre opzioni e politiche e dar forma al dibattito politico, benchè
la responsabilità delle scelte finali o delle politiche prodotte resti ai governi.
I principali vincoli per la realizzazione di un progetto di e-democracy
Le analisi sugli studi e sulle esperienze internazionali permettono di evidenziare i principali vincoli, sul versante dell’azione pubblica, alla realizzazione di iniziative per favorire la partecipazione dei cittadini attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie ICT.
In particolare, sono di seguito riproposti i principali vincoli che ostacolano la realizzazione di progetti di e-democracy:
- cultura di governo: gli attori politici tendono a sottovalutare i vantaggi del coinvolgimento
dei cittadini; la partecipazione dei cittadini è percepita in contrasto
con il funzionamento della democrazia rappresentativa; il personale politico è
ancora poco consapevole delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie per la
partecipazione; - cultura organizzativa: le funzioni di informazione e comunicazione con i cittadini,
e di servizi tecnici-informatici e telematici sono spesso concentrate in uno specifico
settore dell’amministrazione, o affidate a soggetti esterni; le difficoltà di coordinamento
fra funzioni di comunicazione/area ICT e altri settori dell’ente sono frequenti;
la cultura dell’ascolto nelle relazioni con i cittadini è generalmente debole; - Â deficit nella diffusione degli skills digitali: il personale politico manca spesso di
una conoscenza diretta su come utilizzare i mezzi tecnici e deve affidarsi a terzi; - debole responsabilizzazione degli attori pubblici: nelle esperienze di dialogo on
line gli attori pubblici sono assenti, o la loro presenza tende ad essere sporadica;
le opzioni dei cittadini non sono prese in considerazione, ne’ sono fornite spiegazioni
adeguate quando le proposte dei cittadini sono scartate; - individuazione generica dei pubblici interessati: non viene svolta una ricognizione
degli interlocutori interessati agli effetti di una determinata politica, ne’ sono
fatti sforzi specifici per intercettarli; - debole visibilità on line delle iniziative: le iniziative hanno poca visibilità persino
sui siti delle istituzioni coinvolte; - insufficiente impegno nella promozione sul territorio: le iniziative on line non
sono adeguatamente promosse attraverso i canali tradizionali, per cui non riescono
ad intercettare i cittadini che non utilizzano i servizi istituzionali on
line; - debole ricerca del coinvolgimento dei soggetti attivi sulla tematica in questione:
non c’è un investimento mirato ed adeguatamente esteso per coinvolgere i gruppi
e i cittadini interessati; - debole intervento nell’ambito delle politiche per l’accesso (postazioni pubbliche,
skills digitali, ecc.): le iniziative per la partecipazione on line non sono adeguatamente
accompagnate da interventi per favorire l’accesso ai servizi on line; - mancata attivazione di canali paralleli per la partecipazione: non sono attivate
anche modalità di partecipazione tradizionali, non sono previsti momenti di confronto
sul territorio che permettano di allargare la platea dei partecipanti e di
integrare la dimensione on line con quella face to face delle relazioni fra i cittadini
e fra cittadini e istituzioni; - finalizzazione incerta o vaga della partecipazione: gli obiettivi della partecipazione
non sono chiari; - vaghezza del disegno complessivo dell’esperienza: non sono chiaramente definite
le regole della partecipazione, le modalità , l’agenda, i tempi; - inessenzialità relativa dei temi individuati: i temi in discussione non sono sentiti
come urgenti, importanti in quello specifico contesto e momento, dal pubblico di
riferimento; - apertura alla consultazione in una fase troppo avanzata del processo decisionale:
la partecipazione dei cittadini può avere solo esiti di consenso o di rifiuto della
proposta avanzata dagli attori istituzionali, gli spazi di discussione risultano fortemente
ridotti; - non disponibilità di documenti e intermedi, non tempestività dell informazione:
si creano disparità e ritardi nell’accesso all’informazione, rendendo più difficile la discussione fra gli attori e riducendo la trasparenza della comunicazione.
e-Democracy. Report of Research Findings (dicembre 2002) di Creative
Research, fornisce invece delle preziose indicazioni sulla rimozione di alcuni vincoli
alla partecipazione dei cittadini on line: - E’ necessario rendere disponibili strumenti sia di tipo low tech che high tech, così
come è necessario rendere disponibili modalità d’uso di semplice comprensione,
apprendimento e utilizzo, prevedendo sempre la possibilità di correzione di errori
o di annullamento delle operazioni precedenti ; - i processi partecipativi vanno attivati servendosi di un’ampia gamma di canali di
comunicazione; - E’necessario fornire gratuitamente o a costi contenuti l’accesso ai servizi, garantendone
l’assistenza e utilizzo; - E’ necessario rendere il più possibile esplicito il nesso fra contributi dei cittadini
ed esiti degli stessi (in termini di effetto sul processo decisionale e sulla sua
attuazione, evidenziando i risultati della partecipazione); - E’ utile incoraggiare l’incontro fra cittadini pionieri della partecipazione on line e
cittadini più scettici o distanti da questa modalità di partecipazione; - specifiche misure di promozione vanno indirizzate verso le persone più svantaggiate,
con attenzione sia ai loro deficit individuali specifici (sensoriali, motori,
cognitivi) e, quindi, alle risorse software e umane più adeguate per compensarli/
attenuarli, sia al contesto fisico in cui vivono e sviluppano le loro relazioni
sociali.
Consigli utili per promuovere esperienze di promozione della partecipazione dei cittadini attraverso l’ICT
-  Forte convinzione politico-istituzionale complessiva: la partecipazione dei cittadini è
riconosciuta come risorsa essenziale per il rilancio delle funzioni pubbliche più specifiche
ed ambiziose; - riconoscimento che l’uso dell’ICT sia uno strumento estremamente rilevante per perseguire
tale obiettivo e che sia destinato a diventarlo sempre di più; - ricerca attiva del coinvolgimento di tutte le espressioni della società civile attive, fin dalle
fasi di progettazione dell’iniziativa, con la valorizzazione delle esperienze di cooperazione
esistenti; -  messa in rete di competenze più complesse, sia di tipo relazionale (attitudine all’ascolto),
sia, soprattutto, radicate nei contenuti/strumenti delle politiche specifiche, piuttosto che
centrate unicamente sulle competenze tecnologiche; - Â impegno costante e adeguatamente prolungato nel tempo;
- conseguente politica dell’accesso e dell’accessibilità ;
- chiarezza, completezza, tempestività e adeguatezza dell’informazione, in primis da parte
dei soggetti pubblici e dei soggetti associativi più influenti e strutturati (le cosiddette
“rappresentanze fortiâ€); - chiarezza nelle ‘regole’ della comunicazione;
-  consenso sul modello partecipativo adottato e sulla titolarità delle responsabilità ;
- tutela dei dati personali e chiarezza delle regole adottate per la conservazione dei dati;
- coerente sviluppo dell’esperienza di partecipazione on line e delle relazioni con i cittadini
sul territorio, a garanzia quindi della continuità nella comunicazione/relazione fra cittadini
e istituzioni nelle due sfere (telematica e “convenzionaleâ€).
Come costruire un progetto di e-democracy
Il quadro precedentemente delineato permette di mettere a fuoco alcune indicazioni utili alla progettazione di interventi locali a sostegno della partecipazione dei cittadini, attraverso le nuove tecnologie ICT. In particolare, nel presente capitolo saranno offerti suggerimenti e indicazioni utili sui seguenti aspetti:
a) analisi del contesto di riferimento;
b) come definire e individuare una politica locale su cui intervenire;
c) soggetti da coinvolgere;
d) valorizzare il patrimonio di esperienze pregresse;
e) definire il “percorso†partecipativo;
f) integrare partecipazione on line e off line;
g) preparare le organizzazioni coinvolte;
h) prevedere la promozione dell’iniziativa;
i) predisporre modelli e metodologie di autovalutazione in itinere della partecipazione.
L’analisi del contesto: prendere coscienza dei vincoli e delle risorse per la partecipazione
a) Un quadro sulla diffusione delle ICT nei territori interessati dall’iniziativa.
E’, infatti, importante tener conto del livello di diffusione e di utilizzo dei nuovi media presso la popolazione di riferimento; oltre ad indicatori di diffusione su apparecchiature, connessioni e dotazione infrastrutturale, un quadro sufficientemente dettagliato deve rilevare anche elementi sulla presenza di postazioni pubbliche ad accesso gratuito e/o a pagamento, di postazioni presso le strutture educative e culturali (scuole, biblioteche, università , associazioni), di postazioni presso la rete dei servizi informativi (es: URP, informa-giovani, informa-donna, informa-lavoro, centri per l’impiego, sportelli unici per le imprese, ecc.) e delle strutture del decentramento (es: quartieri, circoscrizioni, centri civici, municipi, ecc.).
b) Un profilo socio-demografico sintetico dell’area.
Su questa base è possibile:
- dare maggior concretezza al quadro della stessa diffusione relativa delle nuove tecnologie e alle possibili strategie per la diffusione del loro uso;
- evidenziare specifiche problematiche di esclusione/deficit della partecipazione; da questo punto di vista sono considerati utili gli indicatori riferiti alla popolazione giovanile, anziana, femminile, immigrata, disoccupata, portatrice di handicap e disabilità , a minoranze linguistiche, a situazioni di rischio di esclusione sociale;
- evidenziare specifiche risorse del territorio: indicatori utili riguardano la presenza e struttura del tessuto associativo, la presenza di specializzazioni produttive locali e comunità professionali nei servizi, con particolare riferimento al settore ICT;
- evidenziare il profilo socio-economico e le principali problematiche dell’area.
c) Una descrizione delle azioni pregresse o parallele, promosse sul versante della promozione dell’uso delle nuove tecnologie e collegate alla proposta di iniziativa In questi anni, numerose amministrazioni locali, spesso in partnership con i cittadini, hanno promosso iniziative per l’alfabetizzazione e l’accesso alle nuove tecnologie della comunicazione, agendo su diversi versanti (ad esempio, politiche giovanili, politiche dirette agli anziani, politiche dell’educazione, della formazione e culturali, politiche dirette alle PMI e all’associazionismo, politiche dirette ai portatori di handicap, politiche
di integrazione sociale, ecc.); quest’analisi permette anche di chiarire gli orientamenti dei decisori pubblici, rispetto alle iniziative per la partecipazione dei cittadini.
d) Una descrizione delle azioni pregresse o parallele, promosse sul versante della promozione della partecipazione dei cittadini a livello locale
Vanno evidenziate le sinergie potenziali, o in corso, con altre iniziative pubbliche o private attivate dai partecipanti al progetto o da altri attori nel contesto
locale di riferimento, che abbiano tra gli obiettivi il rafforzamento della partecipazione dei cittadini, in generale, alla vita delle istituzioni locali; che abbiano, o no, utilizzato l’ICT (ad esempio, uso delle reti civiche per la partecipazione dei cittadini, formazione alla cittadinanza attiva, attivazione di consulte, tavoli di discussione, iniziative di politiche partecipate, come Agende 21, bilanci partecipativi, patti territoriali, città sostenibili delle bambine e dei bambini, ecc.) e in particolare nell’ambito della politica locale oggetto della proposta; andranno evidenziate le modalità con cui è stata attivata e si è svolta la partecipazione dei cittadini, lo stato di realizzazione, i risultati ottenuti, i maggiori vincoli incontrati; inoltre, sarà utile specificare che tipo di uso è stato fatto dell’ICT, con attenzione ai risultati e ai problemi emersi.
e) Una descrizione delle risorse organizzative dell’Ente/ Enti coinvolti (inclusi gli interventi formativi e di riorganizzazione rilevanti ai fini del progetto)
Un aspetto particolarmente importante riguarda le risorse organizzative, tecniche e umane, dei soggetti partecipanti: oltre ad indicazioni specifiche su dotazioni e infrastruttura ICT, devono essere individuati quali saranno i settori maggiormente coinvolti, quante persone, rispondenti a quali profili formativo-professionali, con quale background specifico rispetto ai contenuti del progetto; quali interventi formativi o altre esperienze interne agli enti/organizzazioni coinvolti, eventualmente realizzati, siano coerenti con i bisogni del progetto; sulla base di questa analisi dovrebbero
anche essere indicate le modalità con cui si prevede di assicurare il coordinamento efficace fra le diverse unità coinvolte nel progetto, abbiano esse una competenza concentrata sull’ICT, sul processo informativo e comunicativo, o sul processo partecipativo, o ancora sullo specifico ambito di politica locale prescelto; inoltre, dovrebbe essere sviluppato, ove necessario, un piano formativo adeguato a coprire i bisogni del progetto.
Questo quadro è particolarmente importante ai fini di una rimodulazione delle risorse informative e tecniche pubbliche, per favorire la consapevolezza e la
partecipazione dei cittadini, ad esempio, organizzando l’informazione secondo aree tematiche più vicine ai problemi dei cittadini, o per profili generali, ma non astratti di utilizzatori (ad esempio, donne, giovani, anziani, disoccupati, neoimprenditori, immigrati, persone disabili, ecc.). Questo sforzo ha il doppio esito di riuscire a valorizzare meglio i “saperi†dei cittadini (esperti in un particolare ambito o cittadini “comuniâ€), contestuali alla loro specifica condizione ed esperienza, e a favorire un processo di apprendimento intersettoriale all’interno della PA(L), richiedendo una maggiore circolazione di informazione, un migliore coordinamento degli interventi, un maggior dinamismo interno con riferimento alla qualità dei servizi e alla capacità di mantenere elevati livelli di trasparenza nei processi.
f) Una ricognizione degli attori istituzionali e sociali locali attivi e/o potenzialmente interessati dal processo decisionale oggetto dell’iniziativa proposta
Individuato il processo decisionale locale oggetto dell’iniziativa, dovrebbe essere fornito un ampio quadro degli attori sociali locali, interessati al processo decisionale e ai suoi effetti, e degli attori istituzionali locali competenti; l’indicazione delle motivazioni dell’eventuale non partecipazione diretta al partenariato del progetto, da parte di soggetti istituzionali o privati collettivi (siano essi associazioni o gruppi informali), rilevanti per il processo decisionale in esame, costituisce un elemento di maggior trasparenza della proposta.
Su quali ambiti delle politiche locali concentrarsi per sperimentare l’e-democracy?
Alcuni ambiti di sperimentazione ipotizzabili
Programmazione dello sviluppo locale, pianificazione urbanistica, territoriale ed ambientale, politiche socio-sanitarie, del lavoro e della formazione, di integrazione sociale, politiche culturali, organi consultivi (consulte sociali, osservatori, consulte dei giovani e dei bambini, consulte degli immigrati, ecc.).
Esempi di strumenti della politica locale Agenda 21, piano locale di sviluppo e sviluppo sostenibile, piano territoriale di coordinamento, piano generale di sviluppo, piano provinciale e regionale di sviluppo, patti territoriali, piani integrati territoriali, piano strutturale, bilancio comunale, bilancio regionale,
piano dei servizi socio-sanitari, piano dei tempi, piano dei rifiuti, piano dei trasporti, ecc.
Tecnologie e regole della partecipazione
Le modalità di utilizzo degli strumenti telematici nel processo partecipativo
Prima di addentrarci nell’analisi delle possibili opzioni tecnologiche e delle relative modalità di utilizzo, è necessario soffermarci su alcune considerazioni preliminari che riguardano e “regolano†tutte le esperienze di partecipazione, per le quali non è sufficiente definire, in termini generali, le regole del processo partecipativo, ma occorre tradurle in precise modalità di utilizzo degli strumenti telematici impiegati: ad esempio, nel caso di messaggi e-mail, il cittadino deve sapere con chiarezza da chi sono letti e se vengono “intercettati†da una redazione che fa da filtro e li legge preliminarmente, selezionandone e trasmettendone solo alcuni. Occorre anche che siano dichiarati i tempi previsti di risposta.
Condivisione tra cittadini e amministratori di un codice di comportamento in rete che vada al di là della censura di contenuti offensivi
Risulta chiaro che in molte situazioni, ma soprattutto nel caso di spazi di comunicazione on line con la PAL, non bastano le regole del processo partecipativo, e neppure il rispetto di una “netiquetteâ€2 generica, ma occorre una garanzia in più e, cioè, che i partecipanti alle discussioni condividano un “galateoâ€, ovvero un codice di comportamento in rete che vada al di là della censura di contenuti offensivi.
Questo “galateoâ€, che può essere “generaleâ€, cioè valere per tutte le aree di dialogo, o “specializzato†per ogni area, tenendo conto di temi e pubblici diversi, va esplicitato ogni qualvolta si avvia un confronto on line tra PAL e cittadini, per venire incontro alle esigenze di entrambe le parti.
- Da un lato gli amministratori, che decidono di rendersi disponibili al confronto per via telematica, desiderano sapere in anticipo come si svolgerà il processo di interazione con il cittadino e avere garanzie della significatività dei contributi ottenuti attraverso questo canale. Devono altresì chiarire se, ad esempio, intendono rispondere a quesiti anonimi, o se richiedono ai cittadini di identificarsi, e con quale livello di garanzia (è sufficiente dare un indirizzo e-mail, bisogna firmare il messaggio o registrarsi sul sito, ecc.).
- Dall’altro lato, i cittadini devono impegnarsi, ad esempio, a usare toni civili anche quando sottopongono considerazioni critiche.
Gli uni e gli altri imparano a sviluppare quel senso di appartenenza a una comunità , indispensabile sia per innescare un circolo virtuoso di scambio di opinioni e confronto nel rispetto dell’altrui pensiero, sia per percepire il valore del singolo contributo all’interno di una discussione, il cui livello è mantenuto alto grazie alla presenza di regole chiare, che incoraggiano interventi significativi e pertinenti.
Moderare non è censurare l’altrui pensiero, ma è un servizio offerto a coloro che vogliono usare la rete per un confronto civile
Una componente essenziale della disciplina che governa il dialogo in rete è costituita dalla cosiddetta moderazione. Un’area di dialogo si dice moderata quando alla sua gestione è preposta una persona, detta anche moderatore, che si assume l’onere di far rispettare le regole della discussione prefissate in una certa area di dialogo: ad esempio, è colui che controlla che i “subject†dei messaggi siano coerenti con l’argomento degli stessi, elimina i messaggi fuori tema o di spamming3, periodicamente cancella i messaggi di interesse contingente e archivia quelli datati (al fine di mantenere l’area ordinata e “leggibileâ€, anche quando il numero dei messaggi diventa elevato) e fa in modo che non si inneschino flames4 nelle discussioni. Operando in tal modo, il moderatore garantisce il mantenimento di un adeguato livello qualitativo del dialogo. La funzione della moderazione può essere svolta a priori o a posteriori.
La moderazione a priori si può esercitare:
- nel caso delle mailing list, facendo pervenire i nuovi messaggi esclusivamente al moderatore, che li rende visibili a tutti solo se conformi al “galateoâ€;
- nel caso dei forum di discussione, rendendo visibili in pubblico i messaggi inviati, senza che però questi possano essere letti prima della verifica da parte del moderatore.
La moderazione a posteriori si esercita eliminando i messaggi non conformi al “galateoâ€. Ciò può ovviamente causare dei problemi nel caso in cui il messaggio (già pubblico), sia stato letto da una o più persone.
In entrambi i casi, è opportuno che il moderatore non si limiti alla mancata approvazione di un messaggio, ma spieghi all’autore le ragioni di questa decisione e lo inviti a rinviare il messaggio, opportunamente corretto.
Moderare non è dunque censurare o limitare l’altrui pensiero, ma è un servizio offerto a coloro che vogliono usare la rete per un confronto civile, con una significativa componente di educazione alla comunicazione telematica. Il ruolo del moderatore va dunque disegnato, facendo prevalere la componente “educativa†della sua funzione, onde evitare che la sua attività sia confusa con forme censorie delle opinioni altrui, compromettendo il dialogo on line tra PAL e cittadini.
Voto on line e regole della partecipazione Regole della partecipazione on line sono da definirsi anche nel caso di strumenti di votazione on line. Occorre, infatti, che siano chiare le modalità con cui sono raccolti, elaborati, utilizzati i dati forniti e i voti espressi dai cittadini. Qualora si decida di chiedere il parere dei cittadini su un particolare tema, utilizzando una tecnologia che consenta di realizzare la votazione, occorre che chi esprime la sua opinione
conosca in anticipo le garanzie offerte dal punto di vista dell’accuratezza del conteggio (se, per esempio, è garantita o meno l’unicità del voto espresso), della tutela della privacy e della segretezza, dell’utilizzo che sarà fatto dei risultati.
Newsletter a tema
La newsletter tematica come modo di distribuzione di informazioni “on-demandâ€
Le newsletter sono nate come una “specializzazione†della mailing list (o lista di distribuzione ). Dal punto di vista tecnologico, i due strumenti sono simili, ma nel primo caso un numero limitato di soggetti (spesso uno solo, la redaLe newsletter sono nate come una “specializzazione†della mailing list (o lista di distribuzione ). Dal punto di vista tecnologico, i due strumenti sono simili, ma nel primo caso un numero limitato di soggetti (spesso uno solo, la redaUno strumento indiretto di valutazione della soddisfazione dei cittadini (CRM–Customer Relationship Management).
Iscrivendosi a una newsletter (in particolare, alle newsletter a temi personalizzabili) e fornendo il proprio indirizzo e-mail, il cittadino sceglie di ricevere notizie su argomenti di suo interesse nella propria mailbox personale. In questo modo, il cittadino fornisce alla PAL un feedback indiretto sui temi più “sentiti†e la possibilità di quantificare e valutare il grado di interesse per le informazioni e i servizi erogati (grazie al numero di iscrizioni alle varie “tematicheâ€).
I cittadini interessati a certi argomenti possono essere ricontattati dalla PAL direttamente in mailbox: in alcuni casi, la PAL può arrivare a stabilire un contatto tale da sottoporre ai cittadini questionari o domande su argomenti specifici, circostanza questa che potrebbe essere considerata un primo tentativo, da parte della PAL, di aprire uno spazio di interazione con i cittadini.
L’implementazione di una newsletter
L’implementazione di una newsletter può basarsi su strumenti molto diversi tra loro: si può utilizzare una “lista di distribuzione personaleâ€, supportata da tutti i più comuni client di posta elettronica, mantenendo aggiornata manualmente la lista stessa (è una soluzione “artigianale†ancora oggi molto diffusa); oppure è possibile utilizzare specifici programmi di gestione automatica, sia sviluppati ad hoc all’interno del sito, sia basati su “moduli†pronti all’uso (come ad esempio, il modulo di “newsletter†disponibile in PhpNuke, un ambiente open source di Content Management System di crescente diffusione); o ancora, utilizzare strumenti di gestione di mailing list, configurandoli in modo che solo alcuni utenti abbiano i permessi per inviare messaggi a tutta
la lista, mentre gli altri possano solo ricevere, iscriversi e cancellarsi.
Punti di forza
La newsletter, in quanto basata sull’utilizzo della mailbox, permette di raggiungere anche gli utenti più “distrattiâ€, che non cercherebbero autonomamente
informazioni di loro interesse su un sito o in un forum. Se l’invio di materiale non è eccessivo, può rappresentare un’effettiva comodità e garantire una buona continuità di ricezione delle informazioni. Il meccanismo di cancellazione automatica dalla lista dà anche la possibilità al cittadino di interrompere in qualsiasi momento gli invii indesiderati, nel pieno rispetto della netiquette e della legge.
Come evidenziato sopra, un importante valore aggiunto viene proprio dal meccanismo di “iscrizioneâ€, che consente la creazione di un data base di contatti con cittadini interessati alle attività della PAL, eventualmente già organizzati secondo i loro specifici interessi: questi soggetti (di cui si conosce esattamente il numero, dato molto più difficile da ricavare, ad esempio, dall’analisi delle statistiche di accesso ad un sito Web) possono successivamente essere ricontattati e coinvolti in votazioni on line e forum tematici.
Forum pubblici
Forum e newsgroup: analogie e differenze
I forum e i newsgroup sono tra gli strumenti di discussione e condivisione che in rete hanno riscosso il maggior successo. Spesso se ne parla come di
due strumenti distinti, anche se a livello concettuale possono essere considerati il medesimo strumento, implementato con soluzioni tecnologiche differenti.
Il newsgroup, che storicamente precede i forum web, è un “contenitore†di messaggi di discussione che può essere “scaricato†sul computer personale e letto off-line grazie a un programma apposito (un news-reader, da tempo integrato nei più diffusi programmi per la posta elettronica). Diverso è invece il forum web, ovvero un’area di dialogo virtuale integrata in un sito a cui il lettore si collega per leggere e partecipare alle discussioni. Vi sono anche esempi di forum realizzati con software differenti, cui è possibile accedere collegandosi con specifici client. Questi forum possono poi essere, o meno, dotati di una versione accessibile anche da Web.
Le funzionalità di newsgroup e forum sono comunque analoghe: quelle fondamentali sono la possibilità di inviare messaggi al forum e replicare a messaggi
inviati. Entrambi possono essere o meno “moderati†; possono essere aperti a tutti, soggetti a registrazione o ristretti a un gruppo definito (ad
esempio, a coloro che hanno partecipato a una certa riunione e devono elaborare il documento che ne costituisce il risultato); possono essere “perenniâ€, cioè rimanere attivi per molto tempo, o essere utilizzati come strumenti temporanei di lavoro su un dato argomento.
I forum
Con il “boom†dei siti web, si è assistito al proliferare di forum di discussione in essi integrati, che sono divenuti una delle sezioni standard di un sito
(al pari di “Chi siamoâ€, “Contattiâ€, ecc.), pur mancando un’attenzione specifica alla comunicazione. Parallelamente, si sono sviluppate aree di discussione, basate su forum, progettate e realizzate ad hoc per supportare vere e proprie communities nate attorno a iniziative o tematiche specifiche.
In base al tipo di utilizzo che si può fare di questi strumenti di dialogo per mettere in comunicazione PAL e cittadini, possiamo distinguere le seguenti situazioni:
Forum tra cittadini
In questa tipologia possono essere inseriti tutti i luoghi di discussione on line in cui i cittadini si confrontano su temi di interesse comune. Ricadono in questa categoria sia le situazioni in cui non vi è alcuna partecipazione alle discussioni da parte della PAL, sia le situazioni in cui qualche funzionario pubblico, incaricato di ciò, legge i messaggi inviati al forum, ma senza intervenire. Si tratta in questo caso di una forma di “ascolto†dei cittadini che consente alla PAL di farsi un’idea dei temi più sentiti nella comunità locale, tramite le discussioni della comunità on line.
Il secondo caso richiede sia un investimento in termini di risorse umane da parte della PAL (sono necessarie persone che si impegnino a seguire i forum), sia una volontà politica che dia importanza all’ascolto dei cittadini e che dichiari l’impegno a tener conto di quanto emerge dalle discussioni, secondo modalità chiaramente definite ed esplicitate.
Punti di forza
Viene data ai cittadini la possibilità di confrontarsi tra loro su temi di interesse comune, sperimentando il mezzo informatico come strumento di dialogo su questioni di rilevanza per la comunità locale.
Va sottolineato il valore del dialogo in rete rispetto a quello che avviene in luoghi tradizionali (incontri, assemblee, etc.). In primo luogo, la rete è libera da
costrizioni spaziali e temporali: possono, infatti, partecipare alla discussione on line, apportando propri contributi, anche soggetti che non avrebbero la possibilità di recarsi nel luogo fisico per ragioni di tempo o lontananza. In secondo luogo, il fatto che le discussioni siano scritte e non verbali costituisce un’esternalizzazione e condivisione di conoscenze [NT95], a cui si aggiunge la possibilità , a posteriori, (cioè a discussione finita, anche mesi o anni dopo) di accedervi con tecniche automatiche di ricerca più o meno sofisticate. Esperienze analoghe mostrano quanto siano ricche e preziose le conoscenze raccolte attraverso discussioni on line (si veda, ad esempio, [WMS02], [Sal02]).
Rafforzamento del senso di appartenenza alla comunità locale .
Quando i forum sono seguiti dalla PAL, sia pure in sola lettura, ma con un impegno a tenere conto di quanto in essi espresso, rappresentano comunque il manifestarsi di una volontà di ascolto dei cittadini, i quali dovrebbero essere stimolati a superare la “lamentela privata†verso una maggiore attenzione a problemi comuni e a un relativo dibattito. Si rafforza così il senso di appartenenza alla comunità locale, in cui gli interessi particolari di singoli individui e gruppi, in quanto tali anche potenzialmente conflittuali, devono trovare modi d’integrazione e armonizzazione.
Punti di debolezza
I forum di discussione in cui le istituzioni “ascoltano†senza impegnarsi ad intervenire, tradiscono in molti casi le perplessità della PAL nell’instaurare un dibattito paritario con i cittadini, situazione che può condurre a discussioni sterili prive di ricadute nel contesto reale, e che favoriscono l’emergere di posizioni ideologiche, aprioristiche e polemiche.
Forum di dialogo tra cittadini e PAL
In questa categoria rientrano tutti i forum di discussione in cui il cittadino ha effettivamente la possibilità di dialogare con la PAL, su questioni di interesse personale o di rilievo per la comunità locale.
Queste “linee dirette†si differenziano nella sostanza (cioè nel tipo di contenuti) e nella forma (cioè nel modo in cui il dialogo si articola), a seconda dell’argomento di su cui si discute (un progetto, le attività di un settore, etc.) e dell’interlocutore istituzionale, che può essere un amministratore (ad esempio, Presidente della Provincia, Sindaco, Vicesindaco o Assessore), un politico (ad esempio, capogruppo di maggioranza o opposizione in Consiglio
Comunale, o alcuni consiglieri), un funzionario o un ufficio dell’Amministrazione (ad esempio, Settore Trasporti, URP, ecc.). Il cittadino è tanto più invogliato a partecipare quanto più ottiene risposte efficaci (sollecite e pertinenti) alle sue domande o commenti e, ancor di più quando riscontra una ricaduta reale, di quanto viene discusso on line.
Punti di forza
Risposte pubbliche a problemi individuali che possono essere di stimolo per altri cittadini. Al cittadino è data la possibilità di dialogare con la PAL su questioni che lo interessano in prima persona.
Sono date risposte pubbliche a problemi anche individuali, che possono essere di stimolo per altri cittadini per vari ordini di motivi:
- la risposta data a un cittadino vale per tutti;
- altri possono intervenire confermando (o meno);
- c’è la reale possibilità di rendere consapevoli i cittadini della complessità delle scelte che
la PAL deve effettuare, tenendo conto delle esigenze di tutti e non solo di alcuni.
Qui di seguito presentiamo schematicamente alcune aree tecnologiche che può essere interessante considerare nella progettazione di interventi di e-democracy.
Content Management Systems
Strumenti integrati che guidano la pubblicazione di contenuti
Se per WCM (Web Content Management) s’intende l’insieme delle metodologie e degli strumenti per la progettazione, la gestione e la diffusione dei contenuti di un sito web, coerenti con la strategia comunicativa del sito stesso, i CMS (Content Management Systems) comprendono tutti gli strumenti che guidano la pubblicazione di contenuti (testuali, grafici, interattivi, multimediali) svincolandola dai dettagli (cioè dai linguaggi) informatici e che, proprio per questo, rendono possibile a persone non esperte di HTML, XML, etc. di inserire contenuti nei siti e vederli immediatamente pubblicati in modo graficamente
soddisfacente.
E’ importante qui sottolineare l’importanza di questi ambienti di CM per la PAL:
infatti, in assenza di tali strumenti, la pubblicazione di un qualunque documento su web comporterebbe il passaggio di contenuti dal funzionario competente alla struttura tecnico-informatica in grado di procedere alla pubblicazione, richiedendo tempo e, in molti casi, condannando i siti web ad un aggiornamento tardivo. Questa situazione, che già si produce nel caso di contenuti informativi che hanno origine secondo procedure consolidate all’interno della PAL, rischia di diventare cronica nel contesto di processi di partecipazione che, per loro natura, sono meno strutturati e possono includere come fonti informative anche soggetti esterni alla PAL.
Va anche notato come un CMS non è un singolo strumento, ma un insieme di strumenti che possono implementare molte delle funzionalità descritte in questo capitolo (forum, weblog, mailing list, etc.), integrate in un ambiente di facile gestione.
All’interno di progetti di e-democracy, questa integrazione e semplicità d’uso può costituire un fattore chiave di successo in tali iniziative.
Un “esalogo†dell’e-democracy
In conclusione di questo capitolo, forniamo, sperando siano utili, sei indicazioni per la progettazione della parte tecnologica di progetti di e-democracy, peraltro già illustrate nei paragrafi precedenti.
1. Mettere al centro dell’attenzione il progetto partecipativo e disegnare le soluzioni tecnologiche come fattore che lo abilitano e lo supportano.
2. Ricordare che i cittadini non possono essere forzati ad usare la rete, ma devono essere invogliati a farlo da benefici, anche piccoli, ma chiari e tangibili e dalla semplicità ed immediatezza della soluzione tecnologica proposta.
3. Tenere in considerazione che un progetto di e-democracy non è un’applicazione informatica che si sviluppa, si installa e diventa subito operativa, ma un processo incrementale, con una forte dimensione educativa degli attori coinvolti, che passo dopo passo imparano a sviluppare una fiducia reciproca.
4. Adottare un approccio partecipativo alla progettazione della soluzione tecnologica, non delegandola ad uno staff di professionisti, ma raccogliendo e tenendo nella massima considerazione gli spunti, le esigenze e i vincoli indicati dagli attori coinvolti: dirigenti, funzionari pubblici e cittadini.
5. Prestare particolare attenzione alla definizione delle regole della partecipazione, non solo in termini generali, ma traducendole in precise modalità di utilizzo degli strumenti telematici impiegati.
6. Considerare il ruolo cruciale delle interfacce utente: l’attenzione dei soggetti va convogliata sul processo partecipativo in cui sono coinvolti e non sull’uso di uno strumento tecnologico che deve, per quanto possibile, scomparire.

